Ana Brnabić è diventata presidente ad interim della Serbia dopo le dimissioni di Aleksandar Vučić, segnando un nuovo traguardo per la rappresentanza LGBTQIA+ nei Balcani. Entrata in carica il 28 settembre 2026, è la prima persona apertamente omosessuale a ricoprire la presidenza di un Paese della regione. Per Brnabić, i primati non sono una novità: nel 2017 era già diventata la prima donna e la prima persona dichiaratamente lesbica a guidare il governo serbo. Dopo aver ricoperto il ruolo di presidente del Parlamento, assume ora la presidenza della Repubblica in via temporanea, fino all’elezione del prossimo capo dello Stato.
Brnabić, però, non ha mai voluto che il suo orientamento sessuale definisse la sua carriera. «La Serbia sta cambiando, e sta cambiando in fretta», dichiarò quando divenne prima ministra, precisando di non voler essere etichettata come «la premier gay della Serbia». Voleva invece mettere al centro «competenza, professionalità e affidabilità». Un approccio che si rifletteva anche nella sua posizione sui diritti LGBTQIA+: le riforme, compreso il matrimonio egualitario, non erano una priorità immediata. A suo parere, posti di lavoro migliori, stipendi più alti e maggiore stabilità economica avrebbero reso la Serbia più tollerante. Le famiglie dovevano poter vivere senza l’ansia per il futuro e senza essere costrette a condividere appartamenti troppo piccoli tra più generazioni.
Il quadro giuridico serbo presenta luci e ombre. L’omosessualità è legale e la legge vieta la discriminazione delle persone LGBTQIA+ sul lavoro, nell’accesso alla casa, nell’istruzione e nei media. Le persone trans possono modificare il genere sui documenti, ma devono prima ricevere una diagnosi psichiatrica e sottoporsi a una terapia ormonale. Le coppie dello stesso sesso, invece, non possono sposarsi né adottare insieme. Per gli attivisti che criticano Brnabić, questi limiti dimostrano che la visibilità non basta. Le chiedono un impegno maggiore per l’uguaglianza, anche perché lei stessa ha una compagna con cui cresce un figlio.
Non sono mancati gesti pubblici di sostegno: nel 2017 Brnabić partecipò al Pride di Belgrado, prima tra i premier serbi a farlo. Il suo nuovo incarico offre un’altra immagine di leadership LGBTQIA+, anche se le elezioni sono attese entro tre mesi. Dopo le dimissioni di Vučić, arrivate durante le proteste contro la corruzione, la sua presidenza potrebbe quindi durare poco. Il suo valore simbolico resta, così come il dibattito: una società diventa più inclusiva grazie alla sicurezza economica, a maggiori tutele legali o facendo avanzare entrambe?
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