Il caso è stato presentato da Kim Davis, ex cancelliera della contea di Kentucky, che nel 2015 si era rifiutata di rilasciare licenze matrimoniali a coppie dello stesso sesso per motivi religiosi. Davis è diventata un simbolo della resistenza conservatrice al matrimonio gay e fu incarcerata brevemente per aver disobbedito a un ordine del tribunale.
Nel suo ultimo ricorso, Davis ha chiesto alla Corte Suprema di riesaminare non solo il suo caso personale, ma anche la storica sentenza Obergefell v. Hodges, che aveva sancito il matrimonio gay a livello nazionale. I giudici hanno rifiutato di esaminare il caso senza fornire spiegazioni.
La decisione arriva in un momento in cui le organizzazioni LGBT restano caute, soprattutto dopo la controversa sentenza del 2022 che ha annullato il diritto federale all’aborto. Il giudice Clarence Thomas aveva suggerito che anche precedenti sentenze, incluse quelle sul matrimonio gay, dovessero essere riviste, suscitando preoccupazione nella comunità LGBT.
Gli avvocati di Davis, del gruppo conservatore Liberty Counsel, hanno dichiarato che continueranno i loro sforzi per contestare Obergefell. Tuttavia, nonostante la maggioranza conservatrice 6–3, sembra esserci poca volontà tra i giudici di mettere nuovamente in discussione il diritto al matrimonio gay.
Sebbene la decisione rappresenti un sollievo per molte persone LGBT negli Stati Uniti, le associazioni per i diritti civili avvertono che negli ultimi anni la libertà religiosa è stata spesso privilegiata rispetto ai diritti LGBT. La battaglia per la piena uguaglianza è tutt’altro che conclusa.













